martedì 23 settembre 2008

11a tappa: Aprica (So)-Passo Mortirolo-Lago d'Iseo (BS)

Le pendenze del Mortirolo, anche se prese dal suo lato meno celebre ed impegnativo, sono comunque arcigne.. Il 20% qui è d'obbligo e con la mia discreta panza faccio una bella faticaccia ! Il bosco che mi sovrasta è meraviglioso, la strada quasi deserta se non per quale funghaiolo, mi sento benissimo.
Questo genere di foto sono un must nell'album fotografico di un cilcista. Bello, bellissimo..
Discesa del Mortirolo in un fiume di endorfine, avrei continuato all'infinito, anche se un piccolo trattore in manovra dietro una curva cieca ha rischiato di farmi finire all'ospedale..
Dall'Aprica si sale dapprima al passo della Guspessa (1950m) quindi si pedala per 20km sul magnifico altopiano di Gembro sempre intorno ai 2000m ben sopra alla calura della bassa che scorgo quando guardo giù. Quindi si plana (!) sul passo del Mortirolo, posto 100m sotto a 1850m slm, quasi uno scherzo della natura.. Infine una interminabile discesa di 50km mi porta, seguendo il corso del fiume Adda, nella valle dove comincia il lago d'Iseo. Dopo più di 100km e 4 ore di pedalata mi fermo in riva al lago.

10a tappa: Tola (So)-Passo dell'Aprica (So)

La vecchia statale dello Stelvio è deserta grazie alla nuova strada che trapassa tutte le montagne con lunghe gallerie e che ha ridato vita ad una valle altrimenti soffocata dai veicoli. Grande civiltà lombarda, dovrebbero fare altrimenti molte altre nostre valli, oggi strette in una morsa di smog e rumore (senza dare troppo ascolto ai verdi), ne gioverebbero molto i polmoni di vecchi e bambini.. Dopo un pò di sana polemica parliamo della tappa: un pò di salita in più col passo prima di Verzedo, affrontata in estasi visto il totale isolamento e la perfetta pavimentazione stradale. In discesa mi son proprio divertito.
Quindi lunga planata in Valtellina nell'afa di fine luglio (38°C) condita da una statale stretta e molto trafficata che mi ha portato all'imbocco del passo dell'Aprica da una via secondaria studiata la sera prima, che comicia a salire dal paesino di Stazzona. La salita all'Aprica è relativamente dolce e pedalabile, ma con strappi decisi che mi costringono al fuorisella.
Il morale è in crescita, mi sento complessivamente molto bene nonostante le 4 ore di pedalate giornaliere e le notti in tenda, d'altronde è quello che volevo, che cercavo. Altresì verissimo il proverbio che recita: .."la bici è sincera più ci monti e meglio vai".


domenica 7 settembre 2008

9a tappa: semplicemente RE Stelvio

La mattina appena sveglio guardo fuori dalla finestra e cerco una buona scusa per girarmi dall'altra parte per continuare a dormire ma lui è là che mi guarda e che mi aspetta, non posso tirarmi indietro... la cosa più impressionante della scalata allo Stelvio da Prato è che dalla cittadina si vede benissimo la grande montagna in tutto il suo splendore ma anche in tutta la sua immensa altezza.. Ho già scalato lo Stelvio da Bormio, ma è tutt'un'altra cosa, fino ai 2000m non si capisce a cosa si va incontro..
L'altimetria parla chiaro e rende bene l'idea di quanto bene sia stata progettata questa strada, complimenti all'ingegner Donegani che a metà del 19esimo secolo l'ha disegnata e costruita per Ferdinando I: un capolavoro d'ingegneria.

Da Trafoi mancano 15 km alla vetta e ci sono 48 tornanti per una pendenza media che sfiora il 9%, valori severi che non lasciano spazio a dubbi; spettacolari gli utlimi 10km con 25 tornanti (uno ogni 400m) senza i quali sarebbe impossibile scalare una montagna così ripida.
Per quanto mi riguarda è andata molto meglio di quello che pensassi, sono salito regolare senza mai andare in affanno con una piccola sosta (5') rifornimento ai 2000m e con un crescendo di entusiasmo misto a sensazioni eccellenti che mi hanno fatto arrivare in cima col sorriso nonostante le quasi 2 ore e mezza di sforzo quasi costantemente "in soglia".
A fine tappa in località Tola (So) il contakilometri segna 55km e 2200m di dislivello.