lunedì 28 aprile 2008

Passo della Raticosa (Fi) 968 m s.l.m.

Quando in primavera scollino il Passo della Raticosa significa che l’allenamento invernale è stato assimilato e cominciano le giornate lunghe soleggiate col naso all’insù. Arrivare lassù in Toscana, a quasi 1000 metri slm, in bicicletta, ha sempre avuto per il sottoscritto un significato simbolico di grande valenza. La mente acquista una sicurezza che i mesi di fondo in pianura non possono dare, rappresenta lo spartiacque tra il ciclista motivato ma timoroso e quello sicuro di sé e pronto ad accogliere qualsiasi sfida alle grandi montagne.
La bici è montagna, almeno per me, salita e discesa, la pianura è bella ed affascinante ma alla lunga noiosa e ripetitiva, mentre la montagna è fatica, gloria e soddisfazione impareggiabile quando si scollina, adrenalina a fiumi quando si scende: l’essenza del ciclismo. Minuti o mastodontici che si possa essere di conformazione fisica la montagna ti lascia sempre una porta aperta: bisogna rispettarla sempre e sapersi allenare a dovere, così facendo lei non ti respingerà. Ma, se provi a tagliare gli angoli, a cercare una scorciatoia, la montagna può essere crudele e la scottatura può essere fatale al ciclista timoroso.

lunedì 21 aprile 2008

sabato centone con prime vere salite dell'anno

La testa non ne vuole sapere di partire per il viaggio vero e proprio solo per un weekend; inutile sperare di creare i magici equilibri dell’errabondo viaggiare in un condensato corto, breve ed insignificante. Inutile partire per poi dover tornare subito a casa senza entrare nello spirito randagio dove il tempo ed i kilometri si confondono, quando si entra in un ritmo costituito solo dalle necessità fisiologiche di base lasciando che il resto venga solo come conseguenza dell’errare e mai come causa.
La voglia di pianificare e di pedalare c’è ma mi manca ancora il tempo dilatato del viaggio, quando sai quando e come parti ma non sai dove e quando arrivi, quella magica sensazione di smarrimento che riempie lo spirito di noi randagi. Quindi, partirò solo quando avrò abbastanza tempo per stare via e lasciarmi trasportare dalla corrente del viaggio e comunque per un periodo abbastanza lungo da chiamarsi dilatato.

Detto ciò i miei allenamenti continuano serrati e sono cominciate anche le salite, quelle vere. Inutile stare a prendersi in giro, è ora di scalare rapporto e cominciare a soffrire, altrimenti tra un paio di mesi le grandi montagne mi respingeranno.. Ieri 1300m di dislivello in cento km tondi tondi con due belle salite da mezz’ora ciascuna nelle quali mi sono reso conto di quanti kili ho da smaltire nei prossimi 2-3 mesi per non sputare sangue appena le pendenze si faranno a doppia cifra. Le migliori notizie vengono sicuramente dal fisico che, finalmente, risponde come ai bei tempi: schiena e ginocchia a posto, recupero medio in netto miglioramento e mente vogliosa di passi e valichi.











domenica 6 aprile 2008

1a tappa: ROVATO (BS)-BOLOGNA 270km


Se Giove pluvio vorrà sabato prossimo comincerò a pedalare il mio viaggio. Pensavo di cominciare tra un mesetto in concomitanza con l'inizio del Giro d'Italia vero e proprio, ma la disponibilità di un caro amico a venire via con me il prossimo fine settimana mi ha fatto cambiare idea. E allora sotto con la stesura del percorso che, trattandosi di una tappa che si svolgerà completamente nella pianura padana, è lavoro molto delicato e faticoso. Infatti, dal punto di vista della navigazione, i dedali di strade, stradelli e vie arginali della bassa rappresentano uno scoglio notevole. Essendo il mio un viaggio alla ricerca dell'Italia che non c'è più, una felliniana visione della nostra penisola anni 50, nella formulazione del percorso rifuggo sistematicamente le moderne, scialbe e trafficatissime arterie per quel patrimonio di viabilità inferiore che rendono l'andare in bici un qualcosa di magico ed estremamente rilassante. Stradine meravigliose da percorrere ma molto difficili da conoscere e da scovare se non attraverso un lungo e paziente lavoro sulle mappe con scala molto bassa. Questo è il vero valore aggiunto del mio viaggio: scoprire un Italia che pochi conoscono, fermarmi in locande con la segnaletica arrugginita, superare continuamente ciclisti più per necessità che per piacere e, dulcis in fondo, poter occupare l'intera sede stradale in assoluta pace conscio di non creare disturbo alcuno e sapendo che nessuno mai mi suonerà il clacson da dietro all'improvviso facendomi sobbalzare.

descrizione della tappa

La partenza avverrà da Rovato (Bs) in prossimità dell'omonima uscita sulla A4 Venezia-Milano, circa due ore e mezza di auto da Bologna. Il lago d'Iseo e le grandi montagne del nord Italia sono alle mie spalle, mi ricongiungerò qui quest'estate dopo aver scalato i passi alpini più belli e dopo aver costeggiato il lago, in modo da evitare la calura estiva nella bassa ed i moscerini lungo i fiumi. Infatti, nel corso di questa tappa costeggerò 3 grandi fiumi: dapprima l'Oglio, quindi il Po (nel quale affluisce creando una zona umida di grandissimo splendore), quindi il Secchia (che segna l'entrata in Emilia) e, dulcis in fundo, il mio Reno (che lambisce la periferia di Bologna). Questa scelta non è casuale visto che le strade arginali sono una mia passione, sia per la loro scarsissima frequentazione che per la maestosità dei corsi d'acqua che lambiscono e che amo profondamente. Il pedalare zen lungo i fiumi mi trasmette, fin dai tempi della mtb, una calma straordinaria, un senso di pace, di vita lenta ma inesorabile. I grandi fiumi rispecchiano il mio credo, il mio modo di vivere, o quantomeno quello che vorrei fosse il mio ritmo di vita...